La prima guerra scoppiata tra Roma e Cartagine durò ventiquattro anni (264–241 aC), quasi senza interruzioni. Questo conflitto si oppose a due imperi, ognuno dei quali aveva i suoi alleati, avversari e interessi. Ognuno aveva anche i suoi punti di forza e di debolezza. In questo articolo vedremo quali erano le differenze tra questi due poteri.

Alla vigilia della prima guerra punica, la Repubblica Romana finì di imporre il suo dominio sulla penisola italiana, ad eccezione della pianura padana. Oltre al suo territorio (ager romanus ) Roma esercita il suo controllo attraverso alleanze bilaterali su un mosaico di città-stato italiane, che vanno dall’integrazione totale ( civitas cum suffragio ) alla sottomissione tramite un trattato teoricamente paritario ( fœdus æquum ) con le città-stato greche in particolare, esclusa Taranto. Le colonie militari sparse sulla penisola rafforzano questo sistema. Ogni accenno di ribellione fu soffocato e le città italiane collaborarono con Roma alla stessa politica militare, senza fallire come dimostrato dalla loro lealtà durante la recente guerra contro Pirro.

Una forte potenza militare terrestre

Il potere militare romano si basa su una vasta popolazione di cittadini soldati, su 264 si contano 292.234 uomini in età militare. Ogni anno i consoli mobilitano da due a quattro legioni, ciascuna di 4.500 uomini. A questi numeri si aggiungevano i contingenti che Roma requisiva alle città che le erano alleate (i socii ). Ogni console comanda due legioni durante il suo mandato di un anno. Il comando romano non era quindi permanente e la sua efficacia dipendeva da competenze variabili e non sempre provate. La strategia è spesso influenzata dal desiderio del console di gloria militare, vengono celebrati 10 trionfi tra il 263 e il 252 e dal richiamo del bottino. I saccheggi di Taranto e Volsini dimostrano che la guerra può essere molto redditizia. A livello marittimo, invece, i romani hanno solo due squadroni di dieci navi dediti alla sorveglianza delle coste italiane.

Cartagine, l’impero marittimo

Ben diversa è la situazione di Cartagine: il suo insediamento, ereditato dalle controparti fenicie, le permette di costituire un vero e proprio impero marittimo. Dalle coste del Nord Africa a buona parte della Hispania, la città punica ha molti territori. Ma soprattutto sono cartaginesi tutte le isole del Mediterraneo occidentale: la Corsica, la Sardegna, le Isole Baleari, Malta e le coste nord, ovest e sud-ovest della Sicilia. Solo le coste della Gallia e della Spagna settentrionale sono al di fuori del suo controllo, e appartengono alla sfera di influenza marsigliese basata su Massalia, che, sebbene alleata con Roma, rimane fuori dal conflitto.

Un potente esercito e flotta

L’opposizione tra l’esercito nazionale romano e le forze cartaginesi composte da mercenari, combattenti esperti ma versatili, è uno schema da sfumare. Furono infatti mobilitati in più occasioni cittadini cartaginesi, nonché contingenti provenienti da città o popoli alleati, come i cavalieri numidi. Gli elefanti da guerra, così spesso evocati per la seconda guerra punica, furono impiegati in più occasioni in combattimento, spesso a vantaggio dei Cartaginesi. Infine, alla vigilia della guerra, la flotta è potente ed efficiente. Era la marina più moderna dell’epoca, con i suoi quinqueremi e triremi addobbati. Secondo Dione Cassio, il generale cartaginese Annone affermò che “senza il nostro permesso, i romani non possono nemmeno lavarsi le mani in mare” .

Fonti:

Wikipedia

Legrenierdeclio

Christophe Burgeon

Fotografia:

barca cartaginese

Fonte della fotografia:

Di MM su Wikipedia in italiano, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5686907